Un ottimo modo per (provare a) dimenticare di essere in una fredda, grigia e umida giornata invernale è abbandonarsi ai ricordi di un viaggio in una terra calda e accogliente. Meglio ancora se la terra calda e accogliente è la patria dei Killers e il viaggio prevede dei momenti di pellegrinaggio vittimesco in alcuni dei luoghi storici per la band e/o per i fans. Ecco quindi parte di ciò che ho visto ad ottobre, non in ordine cronologico. In alcuni di questi posti ci sono stata, ad altri sono solo passata davanti, altri ancora li ho solo visti in lontananza e fotografati al volo passandoci vicino, magari in pulman. Il famoso cartello Welcome to Fabulous Las Vegas, tappa immancabile per ogni turista, si trova all'estremità sud della strip, qualche centinaio di metri dopo gli ultimi hotel
La storica e bellissima insegna "Sam's Town" che ha accompagnato i Killers sul palco durante l'omonimo tour, e che ora è ospitata dall'Hard Rock Café (quello sulla strip)
Sempre all'Hard Rock Café è esposto un quadro con il disco e la copertina di Sam's Town. Uno dei pochissimi tributi ai Killers che è possibile trovare in tutta la città!
L'esterno del suddetto Hard Rock Café con l'inconfondibile chitarra gigante
Peppermill, uno dei luoghi consigliati da Brandon, in cui si può andare a mangiare a qualsiasi ora, enormi pancakes per colazione, ottimi hamburger e omelettes per pranzo o cena
Four Queens, uno degli hotel-casino storici della parte vecchia di Las Vegas, Downtown, una zona molto suggestiva e ricca di riferimenti storici che molto spesso viene sottovalutata e messa in ombra dalla strip
Pure, un famoso (e moooolto caro) nightclub che si trova all'interno del Caesars Palace, in cui nel 2008 i Killers hanno fatto un concerto a sorpresa
Flamingo, l'hotel-casino dalle finestre rosa che a chiunque ricorda l'album solista di Brandon!
Spago, il ristorante in cui Brandon ha "preso in prestito" la tazza da cui aveva bevuto il suo idolo Morrissey. Tazza che ora conserva gelosamente a casa sua. Anche Spago si trova all'interno del Caesars Palace, uno dei posti preferiti di Brandon a Las Vegas ;)
Planet Hollywood, che sorge dove fino a non molti anni fa c'era l'Aladdin, in cui hanno lavorato Brandon, Ronnie, Mark e Dave prima di dare vita ai Killers
Cosmopolitan, alla cui inaugurazione i Killers hanno partecipato esibendosi in un concerto a bordo piscina (piscina stupenda!). Hotel e casino sono lussuosissimi!
Beauty Bar, in cui ha lavorato Ryan Pardey (il Captain e il Santa Claus dei video natalizi dei Killers) e in cui spesso si recavano gli stessi Killers per una serata di relax in compagnia di vecchi amici
Gold Coast, in cui Brandon ha lavorato come fattorino. Lavorava proprio qui quando i Killers hanno ottenuto il primo contratto discografico
Palms, in cui si trova lo studio in cui i Killers hanno registrato Sam's Town!
Sam's Town hotel and casino. Non credo necessiti di spiegazioni. Si trova abbastanza lontano dalla strip per cui per vederlo si può perdere facilmente mezza giornata, ma ne vale la pena
Interno del Sam's Town, costruito proprio per rappresentare una cittadina che si affaccia su una piazza con un giardino
Bandiera americana e caproni del Nevada, sempre all'interno del Sam's Town
Cascate colorate, lo spettacolo che si ripete ogni ora al Sam's Town
La suggestiva insegna del Sam's Town di sera
Il set del video di Bones, esposto all'ingresso dell'Hard Rock Hotel and Casino, un po' fuori dalla strip
Il deserto del Nevada, celebrato dai Killers, soprattutto da Brandon, in continuazione e in tutte le salse possibili immaginabili. A ragione, visto che è uno spettacolo che lascia senza fiato
Luv It, dove producono quello che Brandon definisce il miglior frozen custard (una specie di gelato, più cremoso e denso del gelato comune) di Las Vegas
La Chapel of the Flowers, in cui Ronnie lavorava come fotografo
Neon Museum, uno dei simboli della città nonchè location di numerosi servizi fotografici dei Killers
La K. Non è quella dei Killers ma sicuramente hanno preso spunti da questi neon per la K che li ha accompagnati per anni sul palco
Una delle insegne del Frontier. Un'insegna simile è stata acquistata da Brandon, che l'ha poi piazzata nel lotto di deserto che si è comprato qualche anno fa
On the corner of Main Street (a pochi passi dallo Stratosphere)
e la Charleston Avenue in cui piangono ancora i salici di A Matter Of Time (ok, la famosa strada non l'ho proprio vista, è un po' lontana dagli altri luoghi in cui siamo state, ma si sentiva nominare tra le fermate degli autobus u.u)
Strada americana classica, ma questa non è una qualsiasi strada americana a 4 corsie per senso di marcia, è la strada che porta ai Battle Born Studios. Dopo quello che è successo in quel luogo non si può non mettere una foto anche di questa strada, che mi ha vista all'andata piena di speranze e al ritorno esaltata ed esultante come poche altre volte in vita mia
e, sempre dalla stessa memorabile giornata, il furgoncino di Ronnie - che poi non so se è davvero di Ronnie o di uno dei suoi amici/collaboratori - e in primo piano, quasi nascosto, il muso del macchinone di Brandon lol
Vista della città e delle montagne al tramonto dallo Stratosphere, il punto di osservazione più alto di Las Vegas
Quando dopo il tramonto si accendono le luci comincia la magia...
Il Sam's Town visto dallo Stratosphere (grazie al super zoom della mia fotocamera). Dalla strip al Sam's Town sono quasi 10 km in linea d'aria
Non nego di aver fatto un po' di fatica a selezionare le foto da postare tra tutte quelle che avrei voluto mettere, ma ho necessariamente dovuto eliminarne un po' per non creare una lista infinita e magari anche noiosa di immagini. Probabilmente quello che ho avuto la fortuna e l'occasione di vedere non rappresenta nemmeno la metà dei luoghi speciali di Las Vegas. Ci sono decine di altri locali, edifici, strade, parchi, hotel e casino che hanno un significato particolare per i Killers e per chi li ama e li segue. Un motivo in più per desiderare di tornare in quella città e visitarla in lungo e in largo, lasciando da parte le zone prettamente turistiche e concentrandosi su quelle più vere della città, quelle frequentate quotidianamente dagli abitanti del posto. Quindi, Las Vegas, aspettami perchè prima o poi ci rivedremo!
No, non mi sono dimenticata del singolo natalizio dei Killers. Non posso dimenticarmi della canzone che ho sentito, ancora incompleta, in anteprima assoluta nei Battle Born Studios, accanto a Brandon e al cospetto di Steve Lillywhite. Come tutti gli anni, è uscita il primo dicembre e io l'ho comprata da iTunes alle 2 di notte, per poi ascoltarmela almeno 5 volte di fila prima di decidermi ad andare a dormire. E' la mia canzone, la nostra canzone, di noi 7 che eravamo in quello studio, quel pomeriggio di fine ottobre, nella periferia di Las Vegas. E' un brano triste, desolatamente triste...non è nemmeno chissà quale capolavoro musicale...però io la trovo speciale, perchè per me è speciale tutto quello che è successo quel giorno, e questa canzone ha assunto un significato che va ampiamente al di là del valore del testo o delle sensazioni suscitate dalla melodia. In alcuni punti la voce di Brandon mi piace da impazzire... Comunque ecco qui canzone e video
Questo è un singolo da comprare assolutamente, non vale scaricarlo! 99 centesimi che andranno interamente a RED, l'associazione che si occupa di lotta contro l'AIDS. Cosa state aspettando?
Spettacolari, immensi, meravigliosi, superlativi...non trovo aggettivi che descrivano appieno la grandiosità di questa band. Bisogna vederli di persona per capire!
Per una serie di sfortunati eventi (Cristina ha la febbre, a Beatrice hanno messo un esame proprio quel pomeriggio, Claudia non può esserci per svariati motivi) mi ritrovo da sola al concerto. Certo, in compagnia è decisamente meglio, ma non mi sarei persa gli Imagine Dragons per nessuna ragione al mondo, soprattutto visto che suonano a 20 minuti da casa mia! Arrivo a metà pomeriggio e dopo un'attesa al gelo di un paio d'ore e le solite pecche organizzative italiane su cui non ho voglia di soffermarmi mi prendo un bel posticino in quarta fila sulla sinistra del palco, da cui godo di un'ottima visuale. Il concerto è sold out e il teatro si riempie in fretta ma nessuno spinge e tutto sommato si sta comodi e tranquilli. Aprono la serata i The Moth+The Flame, che nonostante non siano molto loquaci sanno farsi apprezzare, le loro canzoni mi piacciono e sul palco non si risparmiano in quanto a energia. Il loro set non dura molto ma è un piacevole inizio. Carino il bassista ;)
Segue il secondo gruppo spalla, Dan Croll, un inglese che più inglese di così non si può attorniato dai suoi musicisti. Non male, anche se le sue canzoni non mi colpiscono tanto quanto quelle della band precedente. Lui presenta ogni brano e dice qualcosa, ma neppure lui è un chiacchierone. In compenso hanno delle luci che mi piacciono un sacco! Prima di andarsene il signor Croll riprende il pubblico con il cellulare :))
E poi loro. Salgono sul palco e si buttano subito sui tamburi per un intro che è adrenalina pura e che sembra non finire mai. Quindi partono le prime note di Round and Round. Dan ha una magliettina che gli sfiora a malapena il bordo dei jeans a vita bassa, per cui ad ogni movimento che fa gli si scopre la pancia, in più gli piace un sacco strattonarsi la maglietta e tirarla con i denti, per cui in pratica la pancia è sempre in bella vista :P Altra cosa che noto immediatamente di lui è che spessissimo, mentre canta, si tocca il naso con l'indice della mano sinistra. E' un tic che trovo strano, divertente e tenero allo stesso tempo.
Hanno un'energia pazzesca, soprattutto Dan, che non sta fermo un secondo, balla, si dimena, salta, fa avanti e indietro, corre da destra a sinistra, sorride, incita il pubblico, parla, introduce le canzoni, allunga il microfono per farci cantare intere parti di canzoni, si butta quasi con rabbia a suonare i suoi tamburi, parla di come la musica riesce ad unirci, loro che provengono da Las Vegas e noi che siamo qui a Padova...è una goduria guardarlo, trasmette energia ed entusiasmo come nessun altro! Anche Ben, il bassista, è un concentrato di energia, ogni tanto percorre in lungo e il largo il palco per incitare il pubblico a battere le mani o ad alzarle verso l'alto.
Non molto dopo l'inizio Dan scende in transenna a prendere uno striscione e una bandiera che erano stati esposti dai fans della prima fila. Se li porta sul palco e li solleva sopra la sua testa per mostrarli a tutta la platea, poi li appoggia su uno dei suoi tamburi. E' un momento magico, credo sia una delle scene più belle ed emozionanti che posso ricordare tra tutte quelle che ho personalmente visto ai concerti! Si vede che sono contenti delle reazioni e della partecipazione del pubblico, ogni tanto Dan e Wayne (il chitarrista) si scambiano uno sguardo che esprime tutta la loro sorpresa e la loro soddisfazione. Ci dicono che applaudiamo bene (lol), e che sono contenti di essere qui, di essere in Italia. Poi si siede un attimo per terra, sul palco, e fa accendere i fari verso di noi, dicendo che vuole vederci in faccia. Quindi si alza e comincia a indicare gente a caso tra il pubblico, ridendo "Tu, con la maglia rossa, e tu laggiù, e tu da quella parte...", osserva, indica, vuole vedere i nostri volti e guardarci negli occhi. Questo è un altro momento che mi mette i brividi, Dan è un signor frontman nonostante la giovane età. Sembra che sia nato per stare sul palco e per interagire con il pubblico e che non faccio altro da tutta la vita!
Fanno Song 2, dei Blur, e la eseguono con una carica pazzesca ricambiata dalla carica della platea che non si risparmia certo tra canti, urla e salti. Poco dopo un momento estremamente delicato e commovente, posso dire che Dan stesso era visibilmente emozionato... 30 Lives, dedicata ad un fan diventato loro amico, malato di tumore e morto a 17 anni. La canzone è introdotta da una splendida parte di chitarra acustica suonata da Wayne seduto al centro del palco, nella penombra delle luci blu, a cui si aggiunge nel corso dell'esecuzione del brano la viola suonata dal batterista Dan (nome molto comune a quanto pare lol). Dan - il cantante - esegue questa canzone con un'intensità pazzesca, mentre il pubblico rimane in religioso silenzio ad ascoltare a assorbire musica, parole, sensazioni.
Arriviamo alle ultime 4 canzoni della scaletta, troppo corta per i miei gusti, e troppo corta rispetto alle setlist dei concerti precedenti. Non so quale motivazione ci sia dietro la scelta di fare solo 13 canzoni e di saltare anche l'encore...certo il concerto è lo stesso epico e non si può dire di non aver assistito ad uno spettacolo con i fiocchi, ma almeno altre 3-4 canzoni in più sarebbero state la ciliegina sulla torta. Vengono lanciati verso di noi degli enormi palloncini colorati pieni di coriandoli di carta blu. Li facciamo rimbalzare sulle nostre teste, indietro verso il fondo della platea e poi di nuovo verso il palco. E all'improvviso Dan comincia a scoppiarli uno a uno, colpendoli con le bacchette, riversando decine di coriandoli sulle prime file e sul palco. Si diverte un sacco, e devo dire che è una trovata davvero geniale nella sua semplicità! Comunque lo show si conclude con On Top Of The World e Radioactive, due dei pezzi più apprezzati dai fans e preferiti dalla band stessa, a quanto pare. E poi se ne vanno, non senza averci salutati e ringraziati un'infinità di volte.
Nessuno vuole credere che sia tutto già finito. Per i primi minuti nessuno si muove, nonostante i tecnici stiano smontando il palco e portando via tutta la strumentazione. Per qualche minuto rimane viva la speranza che tornino sul palco, magari per fare una sola canzone, magari anche solo un saluto...quando invece il sipario viene chiuso davanti a noi a nascondere il palco alla nostra vista ci arrendiamo all'evidenza e la massa di persone, immobili fino a quel momento, comincia ad allentarsi e ad allontanarsi dalla transenna. Appena fuori, dopo aver accusato lo shock termico del passaggio dai 30 e non so quanti gradi dell'interno ai 2-3 gradi sottozero dell'esterno, mi guardo intorno e individuo un capannello di persone che sta aspettando davanti a delle transenne che separano il piazzale dove siamo noi dalla zona del backstage. Raggiungo quelli che sono già lì e sono già mentalmente pronta a sopportare il freddo micidiale finchè non usciranno i miei eroi di stasera. Ma dopo pochi minuti, un quarto d'ora forse, i tizi della security ci mandano via in malo modo, senza darci la possibilità di spostarci altrove. No, non vogliono che rimaniamo, vogliono che non ci sia nessuno ad aspettare la band, ci dicono che se ne sono già andati tutti, ma so che non è vero (e una volta arrivata a casa ne avrò le prove). Uno di loro ci apostrofa con "Prima ve ne andate fuori dai coglioni voi e prima ce ne torniamo a casa noi". Bonjour finesse davvero! Inutile provare a insistere o spostarsi in qualche altro punto, non ci vogliono e ce lo fanno capire senza mezzi termini. Provo ad andare dall'altra parte dell'edificio, dove c'è il cancello da cui entrano ed escono tutti i mezzi, i camion, i tourbus. Non c'è nessuno, il cancello è sprangato, i fans si sono rassegnati e se ne stanno andando tutti. Se non fossi da sola magari proverei a rimanere, gironzolando e facendo la spola tra le due parti del backstage, ma l'idea di rimanermene lì tutta sola, al gelo, in un posto che si trova in mezzo al nulla e che ben presto sarà deserto, fatta eccezione per il personale del teatro, non mi ispira più di tanto...così mi arrendo anch'io e vado a scongelare l'auto, che è ricoperto da uno spesso strato di ghiaccio. Rimango seduta all'interno dell'abitacolo a riscaldarmi e provo ad aspettare ancora un po', per vedere se succede qualcosa, se esce qualcuno, se c'è qualcun altro che come me sta sperando fino all'ultimo di poterli incontrare...ma niente, alla fine è passata più di un'ora dalla fine del concerto e non c'è quasi più nessuno, nel piazzale, davanti all'ingresso del teatro e nei pressi del backstage, così anche se a malincuore mi convinco ad andarmene. E durante il tragitto verso casa non faccio che pensare al concerto che è stato assolutamente pazzesco, seppur troppo breve. Chissà cosa c'è a Las Vegas che rende le band così speciali...credo comunque di essere rimasta vittima di una nuova passione-ossessione. Devo rivederli il prima possibile, anche perchè li voglio assolutamente incontrare!
Setlist
• Round and Round
• Amsterdam
• Tiptoe
• Hear Me
• Cha-Ching (Till We Grow Older)
• Rocks
• Song 2 (Blur cover)
• It's Time
• 30 Lives
• Demons
• Underdog
• On Top Of The World
• Radioactive
PS: mi scuso per la qualità orrida delle foto, dev'essere un problema di blogspot perchè giuro che quelle che preparo da inserire nel post sono infinitamente migliori. Proverò a vedere se c'è un modo per risolvere questo inconveniente. Edit: a quanto pare ho risolto il problema :)
Il ritorno dei ragazzetti! Mi erano proprio mancati e aspettavo con ansia di sentire dal vivo le canzoni del nuovo album. E' stato un sabato di metà novembre rilassante e pieno di soddisfazioni. Partenza con Cristina dopo pranzo, arrivo ai Magazzini Generali a metà pomeriggio per scoprire che non c'era ancora nessuna fila. Oh beh, poco male, ci facciamo una passeggiatina nel parco dall'altra parte della strada, andiamo in bagno, poi ci mettiamo ad aspettare comodamente sedute in auto, parcheggiata a 10 metri dall'ingresso della venue. Il tourbus è parcheggiato sul marciapiede a fianco dell'ingresso. La situazione ideale, abbiamo tutto sotto controllo! Quando vediamo che comincia ad arrivare qualcuno ci avviciniamo all'ingresso e ci mettiamo in fila anche noi. Tempo pochi minuti e lì davanti arriva un taxi. Scherzando dico "Ora scende Jack"...e invece scende Charles! E' stato in centro a fare il turista e ha acquistato un panettone. Si ferma a fare le foto con chi le desidera, in tutta tranquillità, e poi entra ai Magazzini. Dopo non molto dal tourbus scendono gli altri, Harry, Jack e Tommy e ci passano accanto. Li salutiamo, loro ricambiano con un sorriso e un "Hi guys" ed entrano. Poco dopo Tom e Jack tornano fuori e passando davanti alle bancarelle Jack si ferma a fare una foto alle magliette tarocche, probabilmente gli chiedono anche se ne vuole comprare una lol Arriva velocemente l'ora di entrare, io devo ritirare il biglietto al box office e temo che questo mi impedirà di conquistarmi il mio posticino in transenna mentre tutti quelli che hanno già il biglietto mi passeranno davanti...e invece appena ottenuto il mio biglietto entro e mi rendo conto che in transenna ci sono meno di 10 persone, quindi mi affretto a raggiungerla e tengo un posticino anche per Cristina, che invece è rimasta bloccata all'ingresso perchè il personale non sa come strappare i biglietti e non si sa chi li deve controllare. A questo sfoggio di disorganizzazione va aggiunto il fatto che al box office erano distrattissimi e che nessuno controllava quell'ingresso, per cui avrei potuto benissimo entrare anche senza biglietto, e in effetti stavo entrando senza ritirarlo e senza che nessuno mi fermasse perchè non sapevo da che parte andare, solo successivamente mi sono accorta che il box office era nascosto tra 2 porte e sono tornata indietro per farmi dare il mio ticket...uno con un po' di faccia tosta e che conosce questa mancanza di controllo potrebbe tranquillamente entrare abusivamente e godersi i concerti senza pagare... Il palco è piccolissimo e molto vicino, un metro al massimo dalla transenna, oltre che molto basso. Insomma, si prospetta un concertino intimo, nello stile delle bettole londinesi che ci piacciono tanto quando ci suonano i Killers. Dopo una mezz'oretta, rispettando le tempistiche previste, salgono sul palco dei personaggi decisamente singolari, una band chiamata In the Valley Below, composta da 3 uomini e una donna. Abbigliamento alla Brandon con pantaloni stile acqua-alta-a-Venezia e scarpe iper-usurate per i maschi. I cantanti sono due, la ragazza e uno dei ragazzi. Mentre cantano lei si struscia continuamente addosso al suo compagno, gli tocca le braccia, la schiena, le spalle, guardandolo intensamente, quasi come se il concerto fosse solo il preludio a qualcosa che succederà dopo, nella privacy del backstage...Canzoni e ambientazioni dal sapore vagamente gotico, ma che almeno personalmente non mi rimangono impresse, anche perchè la band non interagisce praticamente per niente con il pubblico.
Cambio di palco, e con una puntualità perfetta i ragazzetti non più tanto ragazzetti fanno il loro ingresso in scena. T-shirt bianca per Harry, camicia con una stampa astratta che fa male agli occhi per Jack.
Le luci non sono un granchè, forse perchè il palco è piccolo e non si può fare più di tanto, però ci sono dei laser carini che ogni tanto movimentano la scenografia. L'audio lascia abbastanza a desiderare, in certi momenti la voce di Harry non si sente proprio, ma leggo poi che è un problema conosciuto dei Magazzini Generali.
Harry è lievemente migliorato rispetto al passato, sia come voce che come presenza sul palco, parla di più, fa frasi intere. Ringrazia un sacco di volte e sorride, un sorriso sincero e colmo di soddisfazione. Racconta che Streetlight è la canzone di Ritual preferita dalla band, e prima di cominciare con Unfinished Business ricorda di quando la provavano per le prime volte, lui e Charles, a casa di quest'ultimo, agli esordi della vita della band e prima di diventare famosi, ed è per questo, ci dice, che quella canzone per loro continua ad essere così speciale, e con questo spirito ce la dedica. Ripete almeno 3 volte che siamo un pubblico splendido e che diamo alla band un supporto grandioso, e l'espressione del suo volto è in sintonia con le sue parole di gratitudine e soddisfazione.
I pezzi vecchi rendono bene e vengono accolti con entusiasmo dal pubblico, ma anche le canzoni nuove meritano e loro le eseguono in maniera impeccabile. La setlist presenta un alternarsi equilibrato di brani dei 3 album (forse è un po' penalizzato Ritual). Nel mezzo c'è anche una cover, I Would Die 4 U, di Prince, eseguita da Harry alla tastiera e Jack allo xilofono, quasi una versione acustica. Tornando sul palco per l'encore Harry si porta dietro una fotocamera e riprende il pubblico ridendo divertito. Poi via con le ultime due canzoni della serata, Big Tv e Bigger Than Us, che suscitano un'ondata di entusiasmo nel pubblico. Finale col botto, insomma! Band che si riunisce al centro del palco e che saluta con un inchino, ed è tutto finito. Troppo presto, ammetto a me stessa, il concerto è stato cortino e con 3 album all'attivo potrebbero cominciare a pensare di allungare le setlist. Non il più
bel concerto a cui abbia assistito, devo essere onesta, è come se
mancasse un po' di carica sia da parte loro che del pubblico, ma a conti
fatti sono soddisfatta, e dopotutto hanno appena cominciato il tour e ci sta che debbano ancora ingranare per bene.
Uscite dai magazzini ci riposiamo per una decina di minuti in auto e poi andiamo a controllare cosa succede all'uscita. La security ha predisposto delle transenne in modo da creare una specie di corridoio fino al tourbus (che è parcheggiato a 5 metri dall'ingresso) per permettere ai ragazzi di passare senza problemi. Lì si è creata una piccola folla di fans che aspettano. Io, Cristina e altre due ragazze decidiamo di andare a vedere com'è la situazione dietro al tourbus, scavalcando un nastro che era stato tirato per delimitare la zona ed impedire ad estranei di arrivare troppo vicino al tourbus. Lì non c'è nessuno, a parte un tizio della security molto gentile e simpaticissimo che ci dice che possiamo rimanere lì ma non avvicinarci ulteriormente al bus, e con cui chiacchieriamo e ridiamo un sacco, commentando i tipi che portano fuori le casse del materiale della band e che trattano tutti con una maleducazione assurda. Arriva all'improvviso Charles, viene fermato da 3 ragazze spagnole sopraggiunte all'ultimo minuto, si piazzano tutti in mezzo al marciapiede per fare le foto ma vengono interrotti da uno dei suddetti personaggi che trasportano le casse del materiale, e che manda a fanculo Charles senza farsi troppi problemi perchè non è stato abbastanza svelto a togliersi di mezzo. Vista la malparata Charles entra nel bus e non ne uscirà più... Arriva Robert, che vedo in splendida forma rispetto al passato, sembra dimagrito, scambia qualche chiacchiera con noi e poi entra nel bus. Poco dopo escono anche gli altri, si fermano a fare autografi e foto dove c'è la folla di persone, dall'altra parte del tourbus, poi avanzano verso di noi, e quando li salutiamo ci chiedono di aspettare qualche minuto, mentre finiscono di caricare le loro cose sul bus, entrano ed escono un paio di volte, Harry entra con t-shirt bianca e giaccone con il cappuccio di pelo ed esce dopo essersi cambiato, indossando una maglietta nera. Jack finalmente viene da noi, pronto a fare autografi e foto ma soprattutto a chiacchierare! Gli dico di fare attenzione a quelli che trasportano le casse, perchè non sono molto educati, e lui si mette a ridere prendendoli in giro. Qualcuno gli chiede se hanno intenzione di tornare presto in Italia, e lui comincia un monologo sulle loro prossime tappe e sul fatto che in estate sicuramente torneranno per i festival europei ma non sa di preciso dove e quando e bla bla bla bla, nel suo stile che ormai conosco benissimo. Fa foto e autografi e nel frattempo continua a chiacchierare. Si avvicina Harry e lui lo chiama perchè ci raggiunga, e così scopriamo il soprannome di Mr. McVeigh, Ach o qualcosa del genere (non so come si scrive!). Mezzo minuto dopo arriva Ach-Harry, subito pronto in posa per le foto. E' stanco, e si vede, ma non si nega a nessuno. Un fan gli si presenta con tutti i cd e un cofanetto da fargli firmare, e lui con una pazienza unica estrae tutti i booklet, fa gli autografi e con cura rimette al loro posto nei case i libretti. Un santo! Quindi riesco a bloccarlo un attimo per poter fare la foto con lui. Gli chiedo cosa ne pensa del pubblico e lui risponde di getto che siamo stati fantastici, un supporto meraviglioso per loro, e mi ringrazia. Segue la ormai classica scena del pennarello (anche se finora l'avevo vissuta solo con Brandon), con Harry che sventola per aria uno sharpie chiedendo di chi è, e nessuno che lo reclama, così gli diciamo di tenerselo per i prossimi concerti, e lui ridacchiando se lo mette in tasca e se ne va nel torubus. Nel frattempo Jack continua a parlare. Mi sto per fare la foto con Tommy, arrivato mentre Harry se ne stava andando, quando ecco che Harry ricompare a sorpresa, non convinto di doversi tenere quel pennarello non suo, si guarda intorno, poi viene davanti a noi e piazza il pennarello in mano a Tommy. In quel momento Tommy viene "assalito" dai fans (saranno state 6 persone al massimo) che gli chiedono l'autografo circondandolo, e Harry rimane imprigionato nel cerchio che si è creato, bloccato tra me e Tommy. Un attimo di incertezza, poi si mette a ridacchiare per la buffa situazione e riesce a crearsi un varco tra me e un'altra persona per uscire da quella piccola folla. Jack intanto non ha ancora smesso di parlare. Diciamo, a lui e a Harry, che devono cominciare ad allungare le setlist, loro non rispondono, chissà se prima o poi si decideranno davvero ad ampliare le loro scalette...Qualche altro minuto in nostra compagnia, col tizio della security che osserva (poi ci dirà, riferendosi ad un momento in cui lui aveva dovuto allontanarsi lasciandoci da soli con i WL, "Li avete protetti bene!") da qualche metro e poi si avvicina per farsi fare un autografo per il figlio, quasi intimidito, e alla fine entrano tutti nel tourbus. Sono in partenza, per cui ci spostiamo dall'altra parte della strada...e ci accorgiamo che da fuori si vede Charles sdraiato nella sua cuccetta, con la luce accesa, coperto a metà da un piumone rosso! E' a petto nudo e sta consultando (o spegnendo) il telefono, quindi si copre del tutto ma lascia la luce accesa e da fuori continuiamo a vederlo anche quando il tourbus fa manovra e parte. Chissà se è consapevole di essere in mondovisione... Nella zona anteriore del bus, dove c'è il salottino, c'è una tv accesa e qualcuno sta guardando una partita. E così i ragazzetti se ne vanno. Alla prossima! E' sempre un piacere incontrarli, così simpatici, gentili, disponibili, che cercano di accontentare tutti in tutti i modi possibili. Oltre al piacere del concerto ti lasciano anche col piacere di aver incontrato delle belle persone :)
Setlist
• To Lose My Life • There Goes Our Love Again • A Place To Hide • Mother Thongue • Streetlights • Farewell to the Fairground • Be Your Man • E.S.T. • The Power & The Glory • Gettin Even • Unfinished Business • I Would Die 4 U (Prince cover) • First Time Caller • Death
Ok. Secondo giorno di festival. I cancelli aprono a mezzogiorno, quindi diversamente dal solito ce la possiamo prendere con comodo - più o meno, visti i problemi logistici dovuti ai trasporti pubblici di Las Vegas! -, fare colazione, arrivare quasi con calma all'ingresso del festival. Siamo lì meno di mezz'ora prima dell'apertura, un minimo di attesa, controllo delle borse e poi il più in fretta possibile verso il palco, perchè non c'è molta gente ma nemmeno pochissima. Risultato: seconda fila lato Dave. Saremmo state centralissime se non fosse che il piazzale è diviso in due settori, destro e sinistro, per lasciare spazio alla passerella centrale dei cavi & co che vanno fino alla torretta del suono e delle luci, e la suddetta passerella non è proprio nel mezzo ma spostata lateralmente proprio nella direzione di Dave, e quindi il settore dove siamo noi è molto più laterale del corrispettivo settore dall'altra parte. Ma poco male! Oltretutto abbiamo Lucia infortunata, agonizzante per via di un piede che le da il tormento da giorni e di un occhio che ha deciso di fare compagnia al piede gonfiandosi durante le notte, quindi obiettivamente non potevamo fare di più. Fa caldo e siamo sotto il sole ma si sta benissimissimo, il clima asciuttissimo di Vegas è un portento e non sudo nemmeno se mi impegno. In compenso mi abbronzo un po' ;) I concerti iniziano alle 13.30 e per le prime orette il pubblico è quasi inesistente per cui è facile spostarsi, andare a prendere da bere o da mangiare, andare in bagno, fare la tranquilla vita da festival. Anche qui ci sono persone che pretendono di passarti davanti per poi lamentarsi perchè non c'è molto spazio (ma va? Chissà perchè...forse ti aspettavi che me ne andassi in fondo per lasciare tutto il mio spazio a te??) e soprattutto che se ne stanno sedute per TUTTO il pomeriggio, dando anche le spalle al palco e fregandosene di chi suona e di chi sta attorno che magari vorrebbe godersi i concerti ma non può fare quasi niente per timore di pestare i nati pigri...una cosa del genere in Europa sarebbe inconcepibile o_O Ma torniamo alle cose importanti. Primi a esibirsi i Living Colour...di cui sinceramente non ricordo niente, ma dopotutto hanno fatto un set brevissimo, appena 20 minuti.
Dopo di loro tocca ad Allen Stone con tutto il suo entourage. Fricchettone biondo boccoluto che parla di peace and love, che chiede al pubblico di inviargli energie positive, è un po' un Bob Marley sbiadito ma sa il fatto suo e intergisce benissimo con il pubblico, oltre a scherzare molto sul palco con i suoi musicisti. Carine e simpatiche le canzoni, anche se non sono niente di specialissimo.
Segue un intermezzo di 20 minuti, Michael Jackson One, in cui ballerini truccati e mascherati bravissimi si avvicendano sul palco in un turbinio di danze da paura. Uno spettacolo!
Jurassic 5, eterogeneo gruppo di rapper o non so bene cosa, tra cantanti e musicisti non so nemmeno bene quanti siano ma se la cavano bene.
Passion Pit. Le canzoni non mi restano granchè impresse ma il cantante è un tornado, non fa che muoversi e dimenarsi sul palco, e il pubblico reagisce molto bene. Era uno dei gruppi più attesi della giornata e non delude le aspettative.
E veniamo ai Vampire Weekend, la rivelazione per me! Ammetto che li conoscevo poco, e mi hanno colpita in modo decisamente positivo. Il cantante, Ezra, ha una voce spettacolare, è capace di virtuosismi vocali che non ti aspetti e che ti lasciano a bocca aperta. E' un po' statico sul palco, anche per via della chitarra che si porta appresso, ma la sua grande capacità di interpretare le canzoni compensa in pieno questo lato. Promossi a pieni voti, se mi ricapiterà li rivedrò molto molto volentieri.
Ora tocca ai nostri Killers. Finalmente gli zombies seduti ai miei piedi si alzano, anche se non mostreranno molta vitalità durante il concerto, ma pazienza, ci penseremo noi altri a dimostrare il giusto calore ed entusiasmo. Iniziano con Mr Brightside, non è il mio preferito degli inizi, con le luci che rimangono accese e il loro ingresso sul palco all'improvviso manca tutta quell'atmosfera carica di attesa che si crea quando con altri intro si spengono le luci... Per il resto la setlist è del tutto e per tutto simile a quelle dei concerti precedenti, in questo i Killers sono prevedibilissimi. Sono contenti di suonare a casa loro e si vede. Dave è raggiante e in grande forma e scherza con qualche ragazza in prima fila bevendo un bicchierone di birra.
Mark salta e ride e si diverte come non avrei immaginato di vederlo fare, evidentemente la sua schiena è guarita bene (se vogliamo dare per veri i problemi alla schiena che gli hanno impedito di partecipare alle date in Asia...). Dalla foto non si direbbe ma si è divertito moltissimo anche lui!
Ronnie è il solito portento, un concentrato di energia e forza che anche stavolta ci strappa delle ovazioni tutte per lui, al che la solita diva replica con un "Ok, ok" intimandoci scherzosamente di smetterla di incitare Ronnie. E poi lui, Brandon, il padrone di casa, che ride, salta, corre, si commuove mentre parla della madre, mentre presenta Dustland, che canta Pale Blue Eyes in ricordo di Lour Reed, morto proprio poche ore prima, e la esegue in un modo strappalacrime, per riprendersi immediatamente dopo sulle note di Read My Mind.
Solito siparietto sulle dancing shoes con From Here On Out, scambio di battute con Dave ricordando le modalità che hanno portato alla realizzazione delle prime canzoni insieme una decina abbondante di anni fa...Brandon parla, parla, parla con la voce emozionata o divertita, ad un certo punto dice qualcosa e poi si mette a ridere da solo in quel suo adorabile modo da bambino imbarazzato che vorrebbe scappare a nascondersi ma non può e allora nasconde la vergogna dietro una risatina isterica (e spero vivamente di trovare un video di quel momento!). In più occasioni solleviamo e sventoliamo la bandiera italiana, a fianco delle due ragazze spagnole che sollevano quella del loro paese. Siamo in pochissimi a cantare insieme a Brandon Viva Las Vegas, che qui dovrebbero conoscere tutti...ah, americani, che pallosi che siete! Ma davvero c'è bisogno di noi europei per animare un concerto?? Ad un certo punto, a circa metà concerto, Ronnie lancia una bacchetta proprio nella nostra direzione, e il pubblico impazzisce, con gente che salta, spinge, sgomita per cercare di acchiappare al volo quel cimelio prezioso. Alcuni cadono per terra, un ragazzo mi piomba addosso tranciandomi quasi via un orecchio, a qualcuno cade la fotocamera o il telefonino, attimi di panico e di trambusto, ma presto tutti si rimettono tranquilli. Non so dove sia finita la bacchetta, spero che sia in buone mani u.u
Un momento inusuale, ma non troppo, è quando un ragazzo con un maglione bianco invade il palco, provenendo dal lato di Dave, corre verso Brandon e gli si inginocchia davanti. Brandon ridacchiando ma evidentemente intimorito con le mani gli fa cenno di non avvicinarsi. La security se la prende con comodo, alla fine il tizio si alza da solo e si avvia per scendere dal palco, passando vicino a Brandon, che gli stringe la mano ridendo. Per stavolta è andata bene, certo che lasciare che un tizio se ne vada tranquillamente in giro per il palco per interi minuti non è il massimo... Al rientro dalla breve pausa dopo la fine della prima parte del concerto ci eseguono Shot At The Night, è la prima volta che la fanno dal vivo e viene accolta molto bene dal pubblico. Seguono Battle Born, con la classica presentazione della band e un bellissimo "this is Dave Keuning, my brother" (mi emoziono quando Brandon dimostra, a parole e a gesti, l'affetto per i suoi compagni/colleghi <3), e poi la barrier walk, con il pubblico che si ammassa sotto la transenna nella speranza di riuscire a toccare Brandon. Io gli sfioro un avambraccio ma non mi agito più di tanto per riuscire ad arrivargli più vicina, lascio a chi mi sta davanti e intorno l'onere di palpeggiare la diva. Brandon torna sul palco e il concerto si chiude con la bellissima When You Were Young. Mentre gli altri si preparano per l'inchino di saluto, Brandon fugge velocemente dal palco. Si crea un attimo di panico sul palco, nessuno sa cosa fare, Dave è già lì che sta prendendo per mano gli altri e tutti si guardano intorno per cercare di capire cosa succede...quando si rendono conto che Brandon è già andato via e che senza di lui sarebbe brutto fare l'inchino si separano e ognuno se ne va per i fatti suoi, con Ronnie che passando saluta il pubblico che lo adora. Quasi immediatamente il pubblico si dilegua e possiamo allontanarci subito dal palco. Vado a salutare l'uomo della consolle e rimango a chiacchierare un po' con lui, sorpreso ma non troppo di vedermi lì a Las Vegas, quindi ci salutiamo dandoci appuntamento a chissà quando. Non ci proviamo nemmeno a rimanere ad aspettare i ragazzi, anche perchè la security comincia subito a farci allontanare da lì. Ma va bene così, chissà poi se sarebbero usciti o se avremmo atteso per nulla. Qualche minuto di riposo sedute su un marciapiede, ricarichiamo le bottiglie d'acqua al distributore gratuito - un cisternone di plastica - a metà strada verso l'uscita (anche in Italia ti mettono a disposizione acqua gratuitamente, vero?!?), ci ripigliamo un attimo e poi ci avviamo verso la fermata dell'autobus, sperando che il ritorno all'hotel non richieda ore e ore come è successo in altri frangenti. I programmi per il giorno dopo erano relax in piscina nelle ore centrali e un salto ai Battle Born studios nel pomeriggio, con la speranza di beccare qualcuno. Un tweet di Steve Lillywhite dei giorni precedenti infatti ci aveva messe sull'attenti, diceva di essere a Vegas per vedere il concerto dei Killers e per lavorare con loro al nuovo singolo di Natale, di cui appunto Steve è il produttore. Facendo due più due abbiamo pensato che avrebbero quasi sicuramente approfittato di quel lunedi post concerto per lavorare alla canzone, da qui la decisione di provare ad andare agli studios. Ci svegliamo e un vento gelido ci dà il buongiorno. Le temperature sono calate di parecchio rispetto al giorno prima, il bagno in piscina è impensabile. Pazienza, andremo un po' prima agli studios. E' necessario il maglioncino o la giacca, visto il ventaccio. Non sembra nemmeno di stare nella stessa città dei giorni precedenti! Facciamo colazione tardi e poi con calma ci rechiamo agli studios, dopo esserci studiate il percorso da fare in autobus, la fermata a cui scendere e il discreto pezzo di strada a piedi, in mezzo praticamente al nulla, da fare per raggiungere il caseggiato che ospita, tra le altre cose, lo studio dei Killers. Non senza fatica riusciamo ad arrivare a destinazione, anche se non siamo sicure che gli studios siano proprio lì. Non ci sono targhe o indicazioni di nessun genere, se non fosse per un indizio che Cristina aveva notato in un video non sapremmo nemmeno dove andare a cercare quel benedetto studio. Ora siamo lì ma non sappiamo se siamo nel posto giusto. C'è quella porta, è chiusa, ma l'inferriata di ferro che la dovrebbe chiudere ulteriormente è aperta. Ci sono delle auto parcheggiate lì davanti. Ben presto i nostri dubbi vengono definitivamente risolti: mentre ci aggiriamo nei dintorni, pronte a cogliere ogni minimo dettaglio utile, vediamo Torey che esce da quella porta. Yes, eravamo nel posto giusto! Andiamo a salutarlo, stiamo a parlare per qualche minuto con lui, poi lui rientra stando bene attento a chiudersi la porta alle spalle. Ooook. E' molto molto probabile che i Killers siano dentro, a registrare con Steve. Ottimo, non ci resta che aspettare, prima o poi qualcuno di loro uscirà! Però non abbiamo ancora pranzato e la fame comincia a farsi sentire. Proviamo a cercare un posto in cui poterci sfamare senza doverci allontanare troppo da lì. Metti che escano proprio mentre stiamo mangiando... L'unica cosa che troviamo è una specie di fast food-pizzeria nello stabile adiacente, da lì non vediamo la porta dello studio ma meglio di niente. Ordiniamo il nostro cibo, e poco prima che ci venga servito Lucia e Cristina vedono David che passa davanti alla vetrata del locale, anche lui alla ricerca degli studios. Si fiondano fuori per salutarlo, quindi rientrano per mangiare mentre lui va a sedersi davanti alla benedetta porta dello studio, con la raccomandazione di avvisarci se laggiù succede qualcosa di interessante. Non facciamo in tempo a mandare giù il primo boccone che arriva un messaggio di David, è appena uscito Ronnie! Che si fa? Mica possiamo lasciare tutto lì, anche perchè dobbiamo ancora pagare. Ma non possiamo nemmeno rischiare di perderci un probabile incontro con Ronnie e/o con gli altri. Una veloce consultazione e decidiamo di pagare e di portarci via pizze e panini, nonostante poco prima avessimo detto alla tizia del locale che avremmo mangiato dentro. Ridendo come delle pazze ci facciamo consegnare le scatole per portarci via il tutto, paghiamo in tutta fretta e corriamo fuori scusandoci con la tipa per il nostro comportamento bizzarro. E' un'emergenza, le diciamo. E continuiamo a ridere. Di nuovo davanti alla porta dello studio, stavolta con i cartoni delle pizze, la scatola del panino e le nostre lattine di coca cola. Ronnie non c'è già più, David ha fatto in tempo a farsi una foto con lui ma poi se n'è andato con un furgoncino. Arrivano altri amici di David, ora siamo in tutto 9, 5 ragazze e 4 ragazzi. Il vento si fa sempre più freddo e insistente e man mano che il giorno avanza la temperatura cala. Comincia a esserci un certo viavai dagli studios, tecnici vari che entrano ed escono. Torna Ronnie, ci saluta sorridendo ma non si ferma e rientra nello studio. Ancora viavai di tecnici. Compare Dave sulla porta, ci guarda con un sorriso spaesato, si guarda attorno e confuso rientra subito. Poco dopo esce Mark, ci guarda a malapena, non saluta e se ne va con la sua auto di lusso. Tornerà dopo un'oretta circa, e anche in quell'occasione ci ignorerà, quasi disgustato dalla nostra presenza. Nel frattempo Ronnie esce ancora e risale sul suo furgoncino, salutandoci con la mano mentre esce dal parcheggio. Comincia a diventare buio e fa sempre più freddo, il maglioncino che ho addosso non basta più a ripararmi e sono anche un po' stanca. Si avvicinano le 19, è dalle 16 circa che siamo lì, tra pausa in pizzeria e tutto il resto. Non sappiamo se darci un tempo massimo o se aspettare ad oltranza, ormai sappiamo che loro sono lì dentro e prima o poi dovranno uscire, no? Un ragazzo e una ragazza cedono, vinti dal freddo, e se ne vanno. Noi proviamo a resistere ancora, anche se scherzando ci diciamo sicuri che tanto non usciranno di lì finchè ci siamo noi. Li prendiamo in giro bonariamente per ingannare l'attesa e per consolarci di essere stati ignorati praticamente da tutti. Brandon si starà facendo scavare un cunicolo segreto per poter scappare senza essere visto, oppure starà aspettando che arrivi l'elicottero per portarlo in salvo senza che sia costretto a incontrarci. Magari sono lì che ci spiano dalla finestra e aspettano che ce ne andiamo per uscire. Tanto dentro lo studio avranno tutto quello che serve per sopravvivere a oltranza, siamo noi qui fuori che stiamo letteralmente morendo di freddo. Siamo nel bel mezzo di questi discorsi scherzosi quando la porta si apre per l'ennesima volta, e compare Brandon. Jeans e t-shirt nera a maniche corte, mentre noi battiamo i denti per il freddo. Hi guys, how you doing? e viene verso di noi a stringerci la mano sorridendo. Ricordo la sua mano tiepida e umidiccia, strano, non ho mai sentito la sua mano umida le altre volte che gliel'ho stretta. Ma non è una sensazione sgradevole. Siamo tutti molto stanchi e infreddoliti ma l'inaspettata apparizione di Brandon ci risolleva il morale. Siamo persone tranquille ed educate e reagiamo alla sua presenza in modo tranquillo ed educato. Non so se sia per questo, se dipenda dalla sua luna buona, o se doveva andare così in ogni caso...fatto sta che uno degli amici di David chiede a Brandon se ci fa sentire un anticipo della nuova canzone di Natale. Sono sicura che è una domanda buttata lì tanto per fare, al quale nessuno si aspettava una risposta diversa da un "no, mi dispiace, non posso". E invece....invece sento Brandon dire piano "Sure, come in! No recording and don't steal anything" e ci fa cenno di entrare. Ok, ho il corpo intirizzito dal freddo e i pensieri rallentati, sempre per colpa del freddo. E' davvero quello che penso? Brandon ci ha davvero invitati dentro i Battle Born studios? Ha davvero detto di sì alla richiesta di farci sentire la canzone di Natale? Con un balzo di cui non mi credevo capace scavalco il muretto su cui ero seduta e mi infilo dentro quella porta nera, seguendo Brandon e gli altri. Siamo tutti intimiditi dall'enormità di quello che ci sta succedendo e dall'emozione. Dentro c'è un calduccio meraviglioso, e il mio primo pensiero entrando è dedicato proprio a quella temperatura confortevole, dopo le ore passate in balia del ventaccio. Brandon ci accompagna a fare un tour dello studio, mostrandoci le varie stanze e spiegandoci velocemente a cosa servono. Torey ci segue armato di macchina fotografica con cui riprende tutto quello che sta succedendo. In una grande sala che sembra essere un salotto, una sala relax, su un divano stanno svaccati Mark e Dave, insieme a una manciata di altre persone. Passiamo davanti a una specie di sgabuzzino in cui sta una scrivania con un pc, davanti al quale sono appoggiati quasi per caso i trofei degli MTV Awards e degli NME Awards. Di fronte a un'altra porta Brandon fa il simpatico, dice che vorrebbe raccontarci una storia su quella stanza ma che si tratta solo di una specie di sgabuzzino. Tastiere e strumenti musicali sparsi un po' ovunque, un disordine diffuso ma simpatico, quel luogo sa di casa, di posto accogliente, di amicizia, di duro lavoro ma anche di momenti di relax e divertimento. Intravediamo anche il bagno, il bagno dei Battle Born studios! Infine eccoci arrivati nella sala principale di registrazione. Davanti alla consolle sta seduto Steve. Steve Lillywhite. Lo riconosciamo subito e lo salutiamo calorosamente, e lui ci risponde sorridendo, come se fosse normale avere degli estranei dentro lo studio. Stiamo tutti appoggiati al muro, quel muro con quella originalissima carta da parati vista in tante foto dei Killers, timidi, esterrefatti, sconvolti da quanto sta succedendo. Brandon è vicino a noi, in fila accanto al muro anche lui. Steve ci dice di guardare oltre il vetro che c'è davanti a lui, e parte una canzone, un brano ancora grezzo, una voce che non è quella di Brandon (infatti la canzone prevede una collaborazione con i Dawes, ed è uno di loro che sta cantando). Io non riesco a muovermi, credo che mi sia andato in corto circuito il cervello. Ho Brandon a mezzo metro, sulla sinistra, Steve un metro davanti a me, sono nei Battle Born studios, e sto sentendo in assoluta anteprima mondiale il nuovo singolo di Natale dei Killers. Se non fosse che sono proprio lì non crederei nemmeno io che stia succedendo tutto davvero. Fino a quel momento mi ero trattenuta, ma ora non ce la faccio più e comincio a piangere, in silenzio. Le lacrime mi scendono senza che io riesca a fermarle. E' un momento perfetto, assolutamente perfetto, magico, il sogno più grande che qualsiasi fans di qualsiasi band potrebbe mai fare. La canzone finisce. Non so se noi 7 siamo ancora vivi. Di certo siamo tutti pietrificati, chi con la mano sulla bocca, chi con gli occhi sgranati, chi incollato al muro e chi con il volto rigato di lacrimoni (io). Brandon sorride mentre Steve ci chiede cosa ne pensiamo. Dopo le risposte di qualcun altro io trovo il coraggio per far uscire la voce e dico, rivolta a nessuno in particolare, e riferendomi non solo alla canzone, ma a tutta la situazione surreale che sto vivendo "Si vede che sono felice?" indicando le mie guance bagnate. Steve mi fa un sorrisone comprensivo, Brandon si gira a guardarmi e fa un'espressione stranissima, un sorriso che è un misto di tenerezza, simpatia e orgoglio, con le braccia dietro la schiena e l'aria del papà contento di aver fatto un regalo graditissimo ai suoi figli. Nessuno di noi 7 ha il coraggio di dire altro, di fare altro. Steve scherza su come nell'era moderna tutto passa dai mi piace di facebook, Brandon replica convinto dandogli ragione e allora Steve divertito gli dice qualcosa tipo "Ma che ne sai tu che facebook non ce l'hai!", Brandon diva com'è non può certo esimersi dal rispondere, e farfuglia un "Eh, qualcosa ne so anch'io", che non sia mai che si senta da meno degli altri, sembra un bambino colto impreparato su un particolare videogioco che cerca di far credere di conoscere di quel gioco più di quanto gli altri pensino. Caro, lo adoro anche per questi suoi lati vagamente infantili, per questo suo bisogno di far credere che lui non è da meno degli altri (e sicuramente non è da meno rispetto a nessun altro, conoscere e usare facebook è indicativo di ben poco). E' giunta l'ora di uscire dallo studio. Brandon ci accompagna verso la porta, ripassiamo davanti alla sala relax e salutiamo di nuovo i presenti, Mark fa un cenno di saluto quasi impercettibile, Dave ci sorride e ci saluta con la mano. Torey forse ha smesso di riprendere, chi lo sa. Non ci decidiamo ad uscire, forse perchè siamo in condizioni mentali pietose e non capiamo più niente, così Brandon apre la porta e ci precede fuori. Appena usciti c'è un momento di silenzio quasi imbarazzato, non si sa bene cosa fare e cosa dire...finchè Cristina con la massima spontaneità chiede a Brandon un abbraccio. E' il minimo, dopo quello che abbiamo appena condiviso, dopo il regalo immenso che ci ha fatto. E lui, tesoro che non è altro, ci abbraccia tutti, uno alla volta, senza smettere mai di sorridere. E non sono abbracci di circostanza, come quelli che si vedono tante volte, chiesti da persone a caso incontrate per caso per strada. E' un abbraccio carico di affetto e gratitudine. Mi stringo a lui dopo un attimo di indecisione da parte di entrambi sul lato in cui mettere la testa, quasi rischiamo di darci una capocciata, e poi per 5 lunghissimi secondi siamo solo io e lui, strettissimi, perchè lui stringe davvero forte, non passerebbe un filo d'aria tra noi due, siamo proprio appiccicati. Ed è una sensazione che non si può descrivere quella delle braccia di Brandon attorno al tuo corpo, della tua testa sulla sua spalla, di tutto il suo essere così intimamente vicino a te da diventare per qualche istante una cosa sola con te. Mi sciolgo dall'abbraccio e lo ringrazio. Quando finisce di abbracciare anche gli altri decidiamo di farci una foto tutti insieme. Allora gli chiedo di chiamare anche Dave e Mark, sarebbe bello avere anche loro nella foto. Lui fa mezzo passo come per entrare a chiamarli ma poi con una mezza smorfia mista ad un sorriso dice che no, forse non è il caso di disturbarli, e si mette in posa con noi. Viene vicino a me, un po' più indietro rispetto a me, io metto le mani sulla spalle di David che è davanti a me, Brandon mi si avvicina ancora di più e con il braccio destro mi circonda la vita, e stringe ancora, stringe proprio (e in quel momento istintivamente ho pensato "Brandon smettila che così senti tutti i miei rotolini di ciccia!" LOL). Torey ci fa un paio di foto, con la macchinetta di Claire, che è stata l'unica ad avere la presenza di spirito di tirarla fuori. Ed è tutto finito. Brandon e Torey ci salutano e rientrano nello studio. David si sdraia per terra e non si muove più per svariati minuti. Noi siamo ammutoliti, per qualche secondo rimaniamo lì senza sapere cosa fare e cosa dire, poi cominciamo a festeggiare saltando in giro per il piazzale, ridendo, correndo, facendo scene degne di un manicomio. Chissà se quegli altri ci stanno guardando da dentro lo studio, e se ci stanno guardando chissà che risate si stanno facendo vedendo le nostre reazioni. Chissà se sono consapevoli della grandezza di quanto è appena successo, chissà se si rendono conto di quanto tutto questo conta per noi. Perchè non è che tutti i giorni c'è qualcuno che viene invitato a entrare, non è che tutti i giorni qualcuno incontra Steve Lillywhite mentre lavora con i Killers, non è che tutti i giorni qualcuno ha l'occasione di sentire una canzone ancora in lavorazione che nessun altro, al di là dei diretti interessati, ha potuto sentire. Come ho detto ieri sera ricordano con Lucia e Cristina quel giorno speciale, spero che nelle mie lacrime abbiano potuto leggere tutta la felicità e la gratitudine che provavo in quel momento, e che erano immense, impossibili da spiegare a parole. Spero che si rendano conto di quanto è stato meraviglioso quello che hanno fatto per noi, 7 comunissimi fans che si trovavano nel posto giusto al momento giusto, dopo aver pazientato al freddo per quasi 3 ore, perchè se si rendono conto della gioia immensa che ci hanno regalato sicuramente sentiranno nel loro cuore quella sensazione di calore e di appagamento che si prova quando si fa qualcosa di molto più che speciale per qualcuno. E io voglio che provino quella sensazione, soprattutto Brandon, se la merita, poteva semplicemente ignorarci, o venire a salutarci senza farci entrare, o ancora farci entrare ma senza farci sentire la canzone...e invece ha fatto il massimo. E per questo io non smetterò mai di essergli grata, e gli voglio ancora più bene di quanto gliene volevo prima, anche se credevo di aver raggiunto il livello massimo di affetto che si può provare per lui. Ma lui mi ha fatto andare oltre.
pic by Claire
Della canzone non ricordo nulla, ma proprio nulla. E non ricordo molte altre cose che sono successe o che sono state dette dentro lo studio, e che mi sono state riferite da Cristina e Lucia. In quei momenti ero sotto shock, uno shock positivo naturalmente, ma rimane il fatto che di quel quarto d'ora passato negli studios ricordo pochissimi dettagli, anche se quelli che ricordo sono nitidissimi e rimarranno indelebili nella mia mente. Naturalmente abbiamo esultato per tutto il resto della serata, dopo aver avvisato gli amici a casa di quanto era appena accaduto. Abbiamo saltato sul letto, abbiamo urlato, e riso, e corso per strada, e non sentivamo nè la fame, nè il freddo, nè la stanchezza. Quella notte mi sono risognata tutto, e la mattina dopo mi sono svegliata alle 4 (avevamo appuntamento alle 5.30 con il pullman della gita al Grand Canyon) di buonissimo umore, ricordando la sensazione dell'abbraccio di Brandon...
Fine del Battle Born tour, fine dell'esperienza assassina a Las Vegas, fine di un'era...e non poteva concludersi in modo migliore. Come ho scritto su twitter quel giorno, si è trattato di una grande dose di fortuna, ma non solo... "sì, c'è una parte di fortuna. Il resto è passione, impegno, dedizione, determinazione, anche sacrificio, rinunce..." per cui ringrazio la mia buona sorte, senza la quale non avrei sicuramente potuto essere davanti a quella porta in quel momento, ma ringrazio anche me stessa, per averci creduto, per aver voluto andare a Las Vegas (sapendo che per questo viaggio dovrò rinunciare a tantissime altre cose), per aver cercato di ottenere il meglio da ogni situazione...the sky is full of dreams and I know how to fly!
Setlist
• Mr Brightside • Spaceman • The Way It Was • Smile Like You Mean It • Bling (Confession of a King) • Human • Viva Las Vegas (Elvis Presley cover) • Somebody Told Me • For Reasons Unknown • From Here On Out • A Dustland Fairytale • Pale Blue Eyes (Velget Underground cover - Lou Reed tribute) • Read My Mind • Runaways • All These Things That I've Done
Encore: • Shot At The Night • Battle Born • When You Were Young