venerdì 8 novembre 2013

What happened in Vegas... Life is Beautiful, day 2 - 27 ottobre 2013, Las Vegas

Ok. Secondo giorno di festival. I cancelli aprono a mezzogiorno, quindi diversamente dal solito ce la possiamo prendere con comodo - più o meno, visti i problemi logistici dovuti ai trasporti pubblici di Las Vegas! -, fare colazione, arrivare quasi con calma all'ingresso del festival. Siamo lì meno di mezz'ora prima dell'apertura, un minimo di attesa, controllo delle borse e poi il più in fretta possibile verso il palco, perchè non c'è molta gente ma nemmeno pochissima. Risultato: seconda fila lato Dave. Saremmo state centralissime se non fosse che il piazzale è diviso in due settori, destro e sinistro, per lasciare spazio alla passerella centrale dei cavi & co che vanno fino alla torretta del suono e delle luci, e la suddetta passerella non è proprio nel mezzo ma spostata lateralmente proprio nella direzione di Dave, e quindi il settore dove siamo noi è molto più laterale del corrispettivo settore dall'altra parte. Ma poco male! Oltretutto abbiamo Lucia infortunata, agonizzante per via di un piede che le da il tormento da giorni e di un occhio che ha deciso di fare compagnia al piede gonfiandosi durante le notte, quindi obiettivamente non potevamo fare di più.
Fa caldo e siamo sotto il sole ma si sta benissimissimo, il clima asciuttissimo di Vegas è un portento e non sudo nemmeno se mi impegno. In compenso mi abbronzo un po' ;)
I concerti iniziano alle 13.30 e per le prime orette il pubblico è quasi inesistente per cui è facile spostarsi, andare a prendere da bere o da mangiare, andare in bagno, fare la tranquilla vita da festival. Anche qui ci sono persone che pretendono di passarti davanti per poi lamentarsi perchè non c'è molto spazio (ma va? Chissà perchè...forse ti aspettavi che me ne andassi in fondo per lasciare tutto il mio spazio a te??) e soprattutto che se ne stanno sedute per TUTTO il pomeriggio, dando anche le spalle al palco e fregandosene di chi suona e di chi sta attorno che magari vorrebbe godersi i concerti ma non può fare quasi niente per timore di pestare i nati pigri...una cosa del genere in Europa sarebbe inconcepibile o_O

Ma torniamo alle cose importanti. Primi a esibirsi i Living Colour...di cui sinceramente non ricordo niente, ma dopotutto hanno fatto un set brevissimo, appena 20 minuti.


Dopo di loro tocca ad Allen Stone con tutto il suo entourage. Fricchettone biondo boccoluto che parla di peace and love, che chiede al pubblico di inviargli energie positive, è un po' un Bob Marley sbiadito ma sa il fatto suo e intergisce benissimo con il pubblico, oltre a scherzare molto sul palco con i suoi musicisti. Carine e simpatiche le canzoni, anche se non sono niente di specialissimo.


Segue un intermezzo di 20 minuti, Michael Jackson One, in cui ballerini truccati e mascherati bravissimi si avvicendano sul palco in un turbinio di danze da paura. Uno spettacolo!


Jurassic 5, eterogeneo gruppo di rapper o non so bene cosa, tra cantanti e musicisti non so nemmeno bene quanti siano ma se la cavano bene.


Passion Pit. Le canzoni non mi restano granchè impresse ma il cantante è un tornado, non fa che muoversi e dimenarsi sul palco, e il pubblico reagisce molto bene. Era uno dei gruppi più attesi della giornata e non delude le aspettative.


E veniamo ai Vampire Weekend, la rivelazione per me! Ammetto che li conoscevo poco, e mi hanno colpita in modo decisamente positivo. Il cantante, Ezra, ha una voce spettacolare, è capace di virtuosismi vocali che non ti aspetti e che ti lasciano a bocca aperta. E' un po' statico sul palco, anche per via della chitarra che si porta appresso, ma la sua grande capacità di interpretare le canzoni compensa in pieno questo lato. Promossi a pieni voti, se mi ricapiterà li rivedrò molto molto volentieri.


Ora tocca ai nostri Killers. Finalmente gli zombies seduti ai miei piedi si alzano, anche se non mostreranno molta vitalità durante il concerto, ma pazienza, ci penseremo noi altri a dimostrare il giusto calore ed entusiasmo.
Iniziano con Mr Brightside, non è il mio preferito degli inizi, con le luci che rimangono accese e il loro ingresso sul palco all'improvviso manca tutta quell'atmosfera carica di attesa che si crea quando con altri intro si spengono le luci... Per il resto la setlist è del tutto e per tutto simile a quelle dei concerti precedenti, in questo i Killers sono prevedibilissimi. 
Sono contenti di suonare a casa loro e si vede. Dave è raggiante e in grande forma e scherza con qualche ragazza in prima fila bevendo un bicchierone di birra.


Mark salta e ride e si diverte come non avrei immaginato di vederlo fare, evidentemente la sua schiena è guarita bene (se vogliamo dare per veri i problemi alla schiena che gli hanno impedito di partecipare alle date in Asia...). Dalla foto non si direbbe ma si è divertito moltissimo anche lui!


Ronnie è il solito portento, un concentrato di energia e forza che anche stavolta ci strappa delle ovazioni tutte per lui, al che la solita diva replica con un "Ok, ok" intimandoci scherzosamente di smetterla di incitare Ronnie. E poi lui, Brandon, il padrone di casa, che ride, salta, corre, si commuove mentre parla della madre, mentre presenta Dustland, che canta Pale Blue Eyes in ricordo di Lour Reed, morto proprio poche ore prima, e la esegue in un modo strappalacrime, per riprendersi immediatamente dopo sulle note di Read My Mind. 


Solito siparietto sulle dancing shoes con From Here On Out, scambio di battute con Dave ricordando le modalità che hanno portato alla realizzazione delle prime canzoni insieme una decina abbondante di anni fa...Brandon parla, parla, parla con la voce emozionata o divertita, ad un certo punto dice qualcosa e poi si mette a ridere da solo in quel suo adorabile modo da bambino imbarazzato che vorrebbe scappare a nascondersi ma non può e allora nasconde la vergogna dietro una risatina isterica (e spero vivamente di trovare un video di quel momento!).
In più occasioni solleviamo e sventoliamo la bandiera italiana, a fianco delle due ragazze spagnole che sollevano quella del loro paese. Siamo in pochissimi a cantare insieme a Brandon Viva Las Vegas, che qui dovrebbero conoscere tutti...ah, americani, che pallosi che siete! Ma davvero c'è bisogno di noi europei per animare un concerto??
Ad un certo punto, a circa metà concerto, Ronnie lancia una bacchetta proprio nella nostra direzione, e il pubblico impazzisce, con gente che salta, spinge, sgomita per cercare di acchiappare al volo quel cimelio prezioso. Alcuni cadono per terra, un ragazzo mi piomba addosso tranciandomi quasi via un orecchio, a qualcuno cade la fotocamera o il telefonino, attimi di panico e di trambusto, ma presto tutti si rimettono tranquilli. Non so dove sia finita la bacchetta, spero che sia in buone mani u.u


Un momento inusuale, ma non troppo, è quando un ragazzo con un maglione bianco invade il palco, provenendo dal lato di Dave, corre verso Brandon e gli si inginocchia davanti. Brandon ridacchiando ma evidentemente intimorito con le mani gli fa cenno di non avvicinarsi. La security se la prende con comodo, alla fine il tizio si alza da solo e si avvia per scendere dal palco, passando vicino a Brandon, che gli stringe la mano ridendo. Per stavolta è andata bene, certo che lasciare che un tizio se ne vada tranquillamente in giro per il palco per interi minuti non è il massimo...
Al rientro dalla breve pausa dopo la fine della prima parte del concerto ci eseguono Shot At The Night, è la prima volta che la fanno dal vivo e viene accolta molto bene dal pubblico. Seguono Battle Born, con la classica presentazione della band e un bellissimo "this is Dave Keuning, my brother" (mi emoziono quando Brandon dimostra, a parole e a gesti, l'affetto per i suoi compagni/colleghi <3), e poi la barrier walk, con il pubblico che si ammassa sotto la transenna nella speranza di riuscire a toccare Brandon. Io gli sfioro un avambraccio ma non mi agito più di tanto per riuscire ad arrivargli più vicina, lascio a chi mi sta davanti e intorno l'onere di palpeggiare la diva. Brandon torna sul palco e il concerto si chiude con la bellissima When You Were Young. Mentre gli altri si preparano per l'inchino di saluto, Brandon fugge velocemente dal palco. Si crea un attimo di panico sul palco, nessuno sa cosa fare, Dave è già lì che sta prendendo per mano gli altri e tutti si guardano intorno per cercare di capire cosa succede...quando si rendono conto che Brandon è già andato via e che senza di lui sarebbe brutto fare l'inchino si separano e ognuno se ne va per i fatti suoi, con Ronnie che passando saluta il pubblico che lo adora.

Quasi immediatamente il pubblico si dilegua e possiamo allontanarci subito dal palco. Vado a salutare l'uomo della consolle e rimango a chiacchierare un po' con lui, sorpreso ma non troppo di vedermi lì a Las Vegas, quindi ci salutiamo dandoci appuntamento a chissà quando. Non ci proviamo nemmeno a rimanere ad aspettare i ragazzi, anche perchè la security comincia subito a farci allontanare da lì. Ma va bene così, chissà poi se sarebbero usciti o se avremmo atteso per nulla. Qualche minuto di riposo sedute su un marciapiede, ricarichiamo le bottiglie d'acqua al distributore gratuito - un cisternone di plastica - a metà strada verso l'uscita (anche in Italia ti mettono a disposizione acqua gratuitamente, vero?!?), ci ripigliamo un attimo e poi ci avviamo verso la fermata dell'autobus, sperando che il ritorno all'hotel non richieda ore e ore come è successo in altri frangenti.

I programmi per il giorno dopo erano relax in piscina nelle ore centrali e un salto ai Battle Born studios nel pomeriggio, con la speranza di beccare qualcuno. Un tweet di Steve Lillywhite dei giorni precedenti infatti ci aveva messe sull'attenti, diceva di essere a Vegas per vedere il concerto dei Killers e per lavorare con loro al nuovo singolo di Natale, di cui appunto Steve è il produttore. Facendo due più due abbiamo pensato che avrebbero quasi sicuramente approfittato di quel lunedi post concerto per lavorare alla canzone, da qui la decisione di provare ad andare agli studios.
Ci svegliamo e un vento gelido ci dà il buongiorno. Le temperature sono calate di parecchio rispetto al giorno prima, il bagno in piscina è impensabile. Pazienza, andremo un po' prima agli studios. E' necessario il maglioncino o la giacca, visto il ventaccio. Non sembra nemmeno di stare nella stessa città dei giorni precedenti! Facciamo colazione tardi e poi con calma ci rechiamo agli studios, dopo esserci studiate il percorso da fare in autobus, la fermata a cui scendere e il discreto pezzo di strada a piedi, in mezzo praticamente al nulla, da fare per raggiungere il caseggiato che ospita, tra le altre cose, lo studio dei Killers. Non senza fatica riusciamo ad arrivare a destinazione, anche se non siamo sicure che gli studios siano proprio lì. Non ci sono targhe o indicazioni di nessun genere, se non fosse per un indizio che Cristina aveva notato in un video non sapremmo nemmeno dove andare a cercare quel benedetto studio. Ora siamo lì ma non sappiamo se siamo nel posto giusto. C'è quella porta, è chiusa, ma l'inferriata di ferro che la dovrebbe chiudere ulteriormente è aperta. Ci sono delle auto parcheggiate lì davanti. Ben presto i nostri dubbi vengono definitivamente risolti: mentre ci aggiriamo nei dintorni, pronte a cogliere ogni minimo dettaglio utile, vediamo Torey che esce da quella porta. Yes, eravamo nel posto giusto! Andiamo a salutarlo, stiamo a parlare per qualche minuto con lui, poi lui rientra stando bene attento a chiudersi la porta alle spalle. Ooook. E' molto molto probabile che i Killers siano dentro, a registrare con Steve. Ottimo, non ci resta che aspettare, prima o poi qualcuno di loro uscirà! Però non abbiamo ancora pranzato e la fame comincia a farsi sentire. Proviamo a cercare un posto in cui poterci sfamare senza doverci allontanare troppo da lì. Metti che escano proprio mentre stiamo mangiando... L'unica cosa che troviamo è una specie di fast food-pizzeria nello stabile adiacente, da lì non vediamo la porta dello studio ma meglio di niente. Ordiniamo il nostro cibo, e poco prima che ci venga servito Lucia e Cristina vedono David che passa davanti alla vetrata del locale, anche lui alla ricerca degli studios. Si fiondano fuori per salutarlo, quindi rientrano per mangiare mentre lui va a sedersi davanti alla benedetta porta dello studio, con la raccomandazione di avvisarci se laggiù succede qualcosa di interessante. Non facciamo in tempo a mandare giù il primo boccone che arriva un messaggio di David, è appena uscito Ronnie! Che si fa? Mica possiamo lasciare tutto lì, anche perchè dobbiamo ancora pagare. Ma non possiamo nemmeno rischiare di perderci un probabile incontro con Ronnie e/o con gli altri. Una veloce consultazione e decidiamo di pagare e di portarci via pizze e panini, nonostante poco prima avessimo detto alla tizia del locale che avremmo mangiato dentro. Ridendo come delle pazze ci facciamo consegnare le scatole per portarci via il tutto, paghiamo in tutta fretta e corriamo fuori scusandoci con la tipa per il nostro comportamento bizzarro. E' un'emergenza, le diciamo. E continuiamo a ridere. Di nuovo davanti alla porta dello studio, stavolta con i cartoni delle pizze, la scatola del panino e le nostre lattine di coca cola. Ronnie non c'è già più, David ha fatto in tempo a farsi una foto con lui ma poi se n'è andato con un furgoncino. Arrivano altri amici di David, ora siamo in tutto 9, 5 ragazze e 4 ragazzi. Il vento si fa sempre più freddo e insistente e man mano che il giorno avanza la temperatura cala. Comincia a esserci un certo viavai dagli studios, tecnici vari che entrano ed escono. Torna Ronnie, ci saluta sorridendo ma non si ferma e rientra nello studio. Ancora viavai di tecnici. Compare Dave sulla porta, ci guarda con un sorriso spaesato, si guarda attorno e confuso rientra subito. Poco dopo esce Mark, ci guarda a malapena, non saluta e se ne va con la sua auto di lusso. Tornerà dopo un'oretta circa, e anche in quell'occasione ci ignorerà, quasi disgustato dalla nostra presenza. Nel frattempo Ronnie esce ancora e risale sul suo furgoncino, salutandoci con la mano mentre esce dal parcheggio.
Comincia a diventare buio e fa sempre più freddo, il maglioncino che ho addosso non basta più a ripararmi e sono anche un po' stanca. Si avvicinano le 19, è dalle 16 circa che siamo lì, tra pausa in pizzeria e tutto il resto. Non sappiamo se darci un tempo massimo o se aspettare ad oltranza, ormai sappiamo che loro sono lì dentro e prima o poi dovranno uscire, no? Un ragazzo e una ragazza cedono, vinti dal freddo, e se ne vanno. Noi proviamo a resistere ancora, anche se scherzando ci diciamo sicuri che tanto non usciranno di lì finchè ci siamo noi. Li prendiamo in giro bonariamente per ingannare l'attesa e per consolarci di essere stati ignorati praticamente da tutti. Brandon si starà facendo scavare un cunicolo segreto per poter scappare senza essere visto, oppure starà aspettando che arrivi l'elicottero per portarlo in salvo senza che sia costretto a incontrarci. Magari sono lì che ci spiano dalla finestra e aspettano che ce ne andiamo per uscire. Tanto dentro lo studio avranno tutto quello che serve per sopravvivere a oltranza, siamo noi qui fuori che stiamo letteralmente morendo di freddo. 
Siamo nel bel mezzo di questi discorsi scherzosi quando la porta si apre per l'ennesima volta, e compare Brandon. Jeans e t-shirt nera a maniche corte, mentre noi battiamo i denti per il freddo. Hi guys, how you doing? e viene verso di noi a stringerci la mano sorridendo. Ricordo la sua mano tiepida e umidiccia, strano, non ho mai sentito la sua mano umida le altre volte che gliel'ho stretta. Ma non è una sensazione sgradevole. Siamo tutti molto stanchi e infreddoliti ma l'inaspettata apparizione di Brandon ci risolleva il morale. Siamo persone tranquille ed educate e reagiamo alla sua presenza in modo tranquillo ed educato. Non so se sia per questo, se dipenda dalla sua luna buona, o se doveva andare così in ogni caso...fatto sta che uno degli amici di David chiede a Brandon se ci fa sentire un anticipo della nuova canzone di Natale. Sono sicura che è una domanda buttata lì tanto per fare, al quale nessuno si aspettava una risposta diversa da un "no, mi dispiace, non posso". E invece....invece sento Brandon dire piano "Sure, come in! No recording and don't steal anything" e ci fa cenno di entrare. Ok, ho il corpo intirizzito dal freddo e i pensieri rallentati, sempre per colpa del freddo. E' davvero quello che penso? Brandon ci ha davvero invitati dentro i Battle Born studios? Ha davvero detto di sì alla richiesta di farci sentire la canzone di Natale? Con un balzo di cui non mi credevo capace scavalco il muretto su cui ero seduta e mi infilo dentro quella porta nera, seguendo Brandon e gli altri. Siamo tutti intimiditi dall'enormità di quello che ci sta succedendo e dall'emozione. Dentro c'è un calduccio meraviglioso, e il mio primo pensiero entrando è dedicato proprio a quella temperatura confortevole, dopo le ore passate in balia del ventaccio. Brandon ci accompagna a fare un tour dello studio, mostrandoci le varie stanze e spiegandoci velocemente a cosa servono. Torey ci segue armato di macchina fotografica con cui riprende tutto quello che sta succedendo. In una grande sala che sembra essere un salotto, una sala relax, su un divano stanno svaccati Mark e Dave, insieme a una manciata di altre persone. Passiamo davanti a una specie di sgabuzzino in cui sta una scrivania con un pc, davanti al quale sono appoggiati quasi per caso i trofei degli MTV Awards e degli NME Awards. Di fronte a un'altra porta Brandon fa il simpatico, dice che vorrebbe raccontarci una storia su quella stanza ma che si tratta solo di una specie di sgabuzzino. Tastiere e strumenti musicali sparsi un po' ovunque, un disordine diffuso ma simpatico, quel luogo sa di casa, di posto accogliente, di amicizia, di duro lavoro ma anche di momenti di relax e divertimento. Intravediamo anche il bagno, il bagno dei Battle Born studios! Infine eccoci arrivati nella sala principale di registrazione. Davanti alla consolle sta seduto Steve. Steve Lillywhite. Lo riconosciamo subito e lo salutiamo calorosamente, e lui ci risponde sorridendo, come se fosse normale avere degli estranei dentro lo studio. Stiamo tutti appoggiati al muro, quel muro con quella originalissima carta da parati vista in tante foto dei Killers, timidi, esterrefatti, sconvolti da quanto sta succedendo. Brandon è vicino a noi, in fila accanto al muro anche lui. Steve ci dice di guardare oltre il vetro che c'è davanti a lui, e parte una canzone, un brano ancora grezzo, una voce che non è quella di Brandon (infatti la canzone prevede una collaborazione con i Dawes, ed è uno di loro che sta cantando). Io non riesco a muovermi, credo che mi sia andato in corto circuito il cervello. Ho Brandon a mezzo metro, sulla sinistra, Steve un metro davanti a me, sono nei Battle Born studios, e sto sentendo in assoluta anteprima mondiale il nuovo singolo di Natale dei Killers. Se non fosse che sono proprio lì non crederei nemmeno io che stia succedendo tutto davvero. Fino a quel momento mi ero trattenuta, ma ora non ce la faccio più e comincio a piangere, in silenzio. Le lacrime mi scendono senza che io riesca a fermarle. E' un momento perfetto, assolutamente perfetto, magico, il sogno più grande che qualsiasi fans di qualsiasi band potrebbe mai fare.
La canzone finisce. Non so se noi 7 siamo ancora vivi. Di certo siamo tutti pietrificati, chi con la mano sulla bocca, chi con gli occhi sgranati, chi incollato al muro e chi con il volto rigato di lacrimoni (io). Brandon sorride mentre Steve ci chiede cosa ne pensiamo. Dopo le risposte di qualcun altro io trovo il coraggio per far uscire la voce e dico, rivolta a nessuno in particolare, e riferendomi non solo alla canzone, ma a tutta la situazione surreale che sto vivendo "Si vede che sono felice?" indicando le mie guance bagnate. Steve mi fa un sorrisone comprensivo, Brandon si gira a guardarmi e fa un'espressione stranissima, un sorriso che è un misto di tenerezza, simpatia e orgoglio, con le braccia dietro la schiena e l'aria del papà contento di aver fatto un regalo graditissimo ai suoi figli. Nessuno di noi 7 ha il coraggio di dire altro, di fare altro. Steve scherza su come nell'era moderna tutto passa dai mi piace di facebook, Brandon replica convinto dandogli ragione e allora Steve divertito gli dice qualcosa tipo "Ma che ne sai tu che facebook non ce l'hai!", Brandon diva com'è non può certo esimersi dal rispondere, e farfuglia un "Eh, qualcosa ne so anch'io", che non sia mai che si senta da meno degli altri, sembra un bambino colto impreparato su un particolare videogioco che cerca di far credere di conoscere di quel gioco più di quanto gli altri pensino. Caro, lo adoro anche per questi suoi lati vagamente infantili, per questo suo bisogno di far credere che lui non è da meno degli altri (e sicuramente non è da meno rispetto a nessun altro, conoscere e usare facebook è indicativo di ben poco). 
E' giunta l'ora di uscire dallo studio. Brandon ci accompagna verso la porta, ripassiamo davanti alla sala relax e salutiamo di nuovo i presenti, Mark fa un cenno di saluto quasi impercettibile, Dave ci sorride e ci saluta con la mano. Torey forse ha smesso di riprendere, chi lo sa. Non ci decidiamo ad uscire, forse perchè siamo in condizioni mentali pietose e non capiamo più niente, così Brandon apre la porta e ci precede fuori. Appena usciti c'è un momento di silenzio quasi imbarazzato, non si sa bene cosa fare e cosa dire...finchè Cristina con la massima spontaneità chiede a Brandon un abbraccio. E' il minimo, dopo quello che abbiamo appena condiviso, dopo il regalo immenso che ci ha fatto. E lui, tesoro che non è altro, ci abbraccia tutti, uno alla volta, senza smettere mai di sorridere. E non sono abbracci di circostanza, come quelli che si vedono tante volte, chiesti da persone a caso incontrate per caso per strada. E' un abbraccio carico di affetto e gratitudine. Mi stringo a lui dopo un attimo di indecisione da parte di entrambi sul lato in cui mettere la testa, quasi rischiamo di darci una capocciata, e poi per 5 lunghissimi secondi siamo solo io e lui, strettissimi, perchè lui stringe davvero forte, non passerebbe un filo d'aria tra noi due, siamo proprio appiccicati. Ed è una sensazione che non si può descrivere quella delle braccia di Brandon attorno al tuo corpo, della tua testa sulla sua spalla, di tutto il suo essere così intimamente vicino a te da diventare per qualche istante una cosa sola con te. Mi sciolgo dall'abbraccio e lo ringrazio. Quando finisce di abbracciare anche gli altri decidiamo di farci una foto tutti insieme. Allora gli chiedo di chiamare anche Dave e Mark, sarebbe bello avere anche loro nella foto. Lui fa mezzo passo come per entrare a chiamarli ma poi con una mezza smorfia mista ad un sorriso dice che no, forse non è il caso di disturbarli, e si mette in posa con noi. Viene vicino a me, un po' più indietro rispetto a me, io metto le mani sulla spalle di David che è davanti a me, Brandon mi si avvicina ancora di più e con il braccio destro mi circonda la vita, e stringe ancora, stringe proprio (e in quel momento istintivamente ho pensato "Brandon smettila che così senti tutti i miei rotolini di ciccia!" LOL). Torey ci fa un paio di foto, con la macchinetta di Claire, che è stata l'unica ad avere la presenza di spirito di tirarla fuori. Ed è tutto finito. Brandon e Torey ci salutano e rientrano nello studio. David si sdraia per terra e non si muove più per svariati minuti. Noi siamo ammutoliti, per qualche secondo rimaniamo lì senza sapere cosa fare e cosa dire, poi cominciamo a festeggiare saltando in giro per il piazzale, ridendo, correndo, facendo scene degne di un manicomio. Chissà se quegli altri ci stanno guardando da dentro lo studio, e se ci stanno guardando chissà che risate si stanno facendo vedendo le nostre reazioni. Chissà se sono consapevoli della grandezza di quanto è appena successo, chissà se si rendono conto di quanto tutto questo conta per noi. Perchè non è che tutti i giorni c'è qualcuno che viene invitato a entrare, non è che tutti i giorni qualcuno incontra Steve Lillywhite mentre lavora con i Killers, non è che tutti i giorni qualcuno ha l'occasione di sentire una canzone ancora in lavorazione che nessun altro, al di là dei diretti interessati, ha potuto sentire. Come ho detto ieri sera ricordano con Lucia e Cristina quel giorno speciale, spero che nelle mie lacrime abbiano potuto leggere tutta la felicità e la gratitudine che provavo in quel momento, e che erano immense, impossibili da spiegare a parole. Spero che si rendano conto di quanto è stato meraviglioso quello che hanno fatto per noi, 7 comunissimi fans che si trovavano nel posto giusto al momento giusto, dopo aver pazientato al freddo per quasi 3 ore, perchè se si rendono conto della gioia immensa che ci hanno regalato sicuramente sentiranno nel loro cuore quella sensazione di calore e di appagamento che si prova quando si fa qualcosa di molto più che speciale per qualcuno. E io voglio che provino quella sensazione, soprattutto Brandon, se la merita, poteva semplicemente ignorarci, o venire a salutarci senza farci entrare, o ancora farci entrare ma senza farci sentire la canzone...e invece ha fatto il massimo. E per questo io non smetterò mai di essergli grata, e gli voglio ancora più bene di quanto gliene volevo prima, anche se credevo di aver raggiunto il livello massimo di affetto che si può provare per lui. Ma lui mi ha fatto andare oltre.

pic by Claire

Della canzone non ricordo nulla, ma proprio nulla. E non ricordo molte altre cose che sono successe o che sono state dette dentro lo studio, e che mi sono state riferite da Cristina e Lucia. In quei momenti ero sotto shock, uno shock positivo naturalmente, ma rimane il fatto che di quel quarto d'ora passato negli studios ricordo pochissimi dettagli, anche se quelli che ricordo sono nitidissimi e rimarranno indelebili nella mia mente.
Naturalmente abbiamo esultato per tutto il resto della serata, dopo aver avvisato gli amici a casa di quanto era appena accaduto. Abbiamo saltato sul letto, abbiamo urlato, e riso, e corso per strada, e non sentivamo nè la fame, nè il freddo, nè la stanchezza. Quella notte mi sono risognata tutto, e la mattina dopo mi sono svegliata alle 4 (avevamo appuntamento alle 5.30 con il pullman della gita al Grand Canyon) di buonissimo umore, ricordando la sensazione dell'abbraccio di Brandon...

Fine del Battle Born tour, fine dell'esperienza assassina a Las Vegas, fine di un'era...e non poteva concludersi in modo migliore. Come ho scritto su twitter quel giorno, si è trattato di una grande dose di fortuna, ma non solo... "sì, c'è una parte di fortuna. Il resto è passione, impegno, dedizione, determinazione, anche sacrificio, rinunce..." per cui ringrazio la mia buona sorte, senza la quale non avrei sicuramente potuto essere davanti a quella porta in quel momento, ma ringrazio anche me stessa, per averci creduto, per aver voluto andare a Las Vegas (sapendo che per questo viaggio dovrò rinunciare a tantissime altre cose), per aver cercato di ottenere il meglio da ogni situazione...the sky is full of dreams and I know how to fly!


Setlist 

• Mr Brightside
• Spaceman
• The Way It Was
• Smile Like You Mean It       
• Bling (Confession of a King)
• Human
• Viva Las Vegas (Elvis Presley cover)
• Somebody Told Me
• For Reasons Unknown
• From Here On Out
• A Dustland Fairytale
• Pale Blue Eyes (Velget Underground cover - Lou Reed tribute)
• Read My Mind
• Runaways
• All These Things That I've Done

 Encore:   


• Shot At The Night
• Battle Born
• When You Were Young


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